L'ingresso al Sasso Fratino non è segnato da nessun cartello, e non lo sarà mai. La riserva integrale più antica d'Italia — istituita nel 1959, patrimonio UNESCO dal 2017 — si attraversa solo con l'autorizzazione dei Carabinieri Forestali, e quasi sempre in silenzio. È la regola della foresta vetusta: osservare, non disturbare, non prelevare.
Ci incamminiamo alle cinque del mattino, sotto una pioggia sottile. Il maresciallo Roberto Lazzari, ventotto anni di servizio nelle foreste casentinesi, indica un faggio che dev'essere vecchio almeno quattrocento anni. «Qui gli alberi cadono e marciscono dove cadono. Nessuno li tocca. È così che si forma la foresta primaria».
Un'abetina di mille anni
Sasso Fratino custodisce una delle ultime abetine autoctone dell'Appennino. Gli abeti bianchi qui superano i trenta metri di altezza e i due metri di circonferenza: un'eccezionale concentrazione di biomassa vecchia, rarissima in Europa occidentale.
I dati del CNR sono impressionanti: la biomassa per ettaro è quasi doppia rispetto a una foresta gestita. La biodiversità degli insetti xilofagi — quelli che si nutrono di legno morto — è tra le più alte documentate in Italia.
Qui dentro, il tempo è scandito dagli alberi. E noi siamo solo testimoni.— Roberto Lazzari · Carabinieri Forestali
I monitoraggi del CNR
La ricercatrice Sabina Bellini ci mostra una delle dieci "aree permanenti" su cui ogni cinque anni si effettuano rilievi completi. Alberi mappati uno per uno, misurati, fotografati. Ogni tronco ha un codice, una storia, un anno di prima osservazione.
«Il dato più interessante degli ultimi cinque anni è l'avanzata del faggio», racconta. «Il cambiamento climatico sta spostando gli equilibri. Gli abeti soffrono la siccità estiva più del faggio. Tra cinquant'anni questa potrebbe essere una faggeta».
Convivenza con i lupi
Nel tardo pomeriggio risaliamo lungo il Fosso dei Ponticelli. Tracce di lupo ovunque, e anche un paio di latrine ben visibili. Il lupo è tornato in Casentino a metà degli anni Novanta, dopo quasi un secolo di assenza.
Il maresciallo Lazzari è sereno: «Gli attacchi alle greggi sono rari e ben gestiti. Il Parco rimborsa i danni entro trenta giorni. È una convivenza possibile, se c'è informazione».
Perché non si può visitare
È la domanda che tutti fanno. La risposta è che il valore del Sasso Fratino è proprio nella sua inaccessibilità. Ogni passaggio umano — per quanto rispettoso — introduce un disturbo: semi alieni attaccati alle suole, microtraumi al suolo, anche solo l'odore.
Esistono però modi alternativi per viverlo: il sentiero dei Casentinesi Alti che passa a poche centinaia di metri dalla riserva, le escursioni guidate nelle zone B e C, la Casa del Parco di Premilcuore che ospita una mostra permanente con dati in tempo reale dei monitoraggi.
Alla fine della seconda giornata, uscendo dalla riserva, Roberto si volta un'ultima volta verso gli abeti. «Tra cento anni ci saremo tutti dimenticati di noi. Ma questi alberi saranno ancora qui. È questo che devo ricordare ogni volta».
“Il cambiamento climatico si vede prima qui che altrove. Perché qui non c'è gestione umana a compensare.”
Giornalista freelance, vive a Stia dal 2018. Si occupa di ambiente, foreste e cambiamento climatico. Collabora con Internazionale, Il Post e Casentino.it dal primo numero del Magazine. Autrice di "Alberi che restano" (Laterza, 2024).
